6 NOVEMBRE I “PRECARI A CORTE”: EVENTO CGIL CON VIDEO, TESTIMONIANZE E SPETTACOLO

 
 

precariAcorte NIDIL Siena 6 nov 156 NOVEMBRE I “PRECARI A CORTE”: EVENTO CGIL CON VIDEO, TESTIMONIANZE E SPETTACOLO

Siena, 5 novembre 2015 – Si chiama “Precari a corte” l’evento che la CGIL di Siena ed il NIDIL, il sindacato dei lavoratori ‘atipici’ della CGIL, ha organizzato per venerdì 6 novembre presso la Corte dei Miracoli (via Roma, 56) a Siena.

L’iniziativa partirà alle ore 17.00 con la proiezione del video “Comizi precari”; a seguire un dibattito con gli interventi di Thomas Borromeo e Silvia Simoncini, rispettivamente Segretario provinciale e nazionale NIDIL, e di Martina Granai, Segretaria confederale CGIL Siena.

Alle ore 19.30 sarà la volta di un apericena, per poi proseguire alle ore 21.00 con lo spettacolo “Diario precario” di Andrea Giuda. Ingresso libero per tutti, precari e non.

DIARIO PRECARIO (produzione Scenari d’Aprile – durata 55 minuti)

La definizione di precarietà che risulta dal dizionario è, sommariamente, assenza di un certo equilibrio.

La definizione di precarietà intesa in ambito sociale è quasi sempre riferita al lavoro, o meglio alla sua altalenante presenza/assenza che costringe i lavoratori ad una situazione, appunto, di precarietà non solo economica, ma che conseguentemente estende il suo raggio d’azione a tutte le sfere affettive, sociali, politiche e personali che circondano il precario.

Giovanni Messincroce è uno di essi. Un trentenne. Un laureato-senza-lavoro che nutre le fila di un esercito generazionale ormai rassegnato a dover accontentarsi di mille lavori saltuari, espedienti vari e costante frustrazione per un futuro incerto e più che mai nebbioso. Giovanni ha una grande passione, la scrittura. Decide così di non stare più con le mani in mano, e visto che di tempo ne ha da “vendere”, comincia a raccontare al suo diario d’infanzia ritrovato per caso durante un trasloco, il suo ultimo anno di ricerca di lavoro in Italia, riprendendo da dove aveva lasciato, da quando era “felicemente inconsapevole”.

Tra colloqui andati male, lavoretti saltuari, giorni di prova non retribuiti e tanta frustrazione, Giovanni Messincroce racconta i suoi giorni con spirito e sarcasmo, ma anche con tenerezza, caratteristiche di una generazione ormai disillusa e consapevole, ma che ha imparato a sorridere nonostante tutto.